Collezione di Angeli capeggiati dall'Arcangelo per annunciare la lieta novella natalizia. Ideata per decorare con semplicità i nostri spazi, Guardian Angels si compone di numerose sagome declinate in tre colorazioni base (rosso, blu e oro) ottenute mediante la fustellatura di cartone finitura bianco opaco su cui sono preventivamente riportati i motivi decorativi. Le fantasie di base proposte sono tre ma a richiesta è possibile stampare in monocromia e in scala tonale anche disegni commissionati.
In collaborazione con Tipografia Teti s.r.l.
Il progetto della nuova copertura dell'Auditorium dell'Imperatore Adriano, rinvenuto a seguito di scavi archeologici condotti nella piazza S. Maria di Loreto è una calotta unica in acciaio e vetro che delimita lo scavo archeologico. Tutta la struttura della copertura e dell'attraversamento, totalmente reversibile, poggia all'esterno dell'area archeologica evitando, in tal modo, di introdurre all'interno della stessa elementi di sostegno invasivi e intrusivi. L'area occupata dalla calotta è di circa 1200 mq. L'altezza della calotta varia da 0,00 mt sul limite esterno a circa 4,00 mt. in chiave di volta.
La struttura proposta si compone di quattro macrosistemi:
1. il cordolo in calcestruzzo armato di delimitazione dell'area coperta e di imposta della calotta in acciaio e vetro
2. la calotta in acciaio e vetro di copertura degli scavi archeologici
3. la passerella/ponte in acciaio e vetro di collegamento delle estremità est e ovest dell'area, dalla piazza Venezia alla chiesa di S. Maria di Loreto
4. il sistema di illuminazione interno
1. Cordolo di imposta
Il cordolo di imposta della copertura è una costruzione in calcestruzzo armato a sezione trapezoidale. All'interno del cordolo sono predisposti i sistemi di ancoraggio della struttura di cavi e tiranti atti a sorreggere le lastre di cristallo che formano la calotta di copertura dell'area intera. La porzione di cordolo emergente dal piano di calpestio della piazza è rivestita con lastre di pietra lavica dell'Etna.
Sul lato dello scavo prospiciente la chiesa S. Maria di Loreto la bordatura di calcestruzzo armato parte da una quota di - 20 cm dal piano di campagna della piazza e si sviluppa per tutta la profondità dello scavo configurandosi come muro di contenimento del terrapieno della piazza e come struttura portante della scala in acciaio a sbalzo che consente l'accesso al sito archeologico.
2. La copertura
La copertura dell'area archeologica è una calotta realizzata con lastre di cristallo sorrette da un sistema di cavi, tiranti e spider in acciaio inox a loro volta ancorati e sorretti da elementi di tenuta installati sul perimetro della stessa.
La copertura, un'unica superficie convessa del tipo volta a vela, è tagliata al centro in due parti ognuna delle quali ricopre i rispettivi ambienti rinvenuti attraverso lo scavo archeologico. Il taglio della calotta ha la duplice funzione di consentire l'attraversamento in quota dell'area archeologica per una fruizione dall'altro della stessa e di collegamento, attraverso la passerella/ponte a unica campata, tra la piazza Venezia e l'area antistante la chiesa di S. Maria di Loreto.
La struttura di copertura delle due calotte convesse risultanti dal taglio è formata da una coppia di grandi archi realizzati con un tubolare metallico a sezione variabile, da un sistema strutturale di cavi, tiranti, spider e da lastre di cristallo anti UV Photo Solar.
I due grandi archi sono impostati ai terminali dei cordoli di calcestruzzo mediante cerniere in acciaio che ne consentono la micromovimentazione. La tenuta al ribaltamento dei due grandi archi è affidata a tre tiranti in trefolo di acciaio a loro volta ancorati al cordolo di calcestruzzo armato.
Per bilanciare il ribaltamento opposto degli archi un secondo sistema di cavi in trefolo di acciaio dello stesso diametro collega l'intradosso degli archi alla passerella/ponte che attraversa l'area.
Le lastre di cristallo impiegate per la copertura sono del tipo Onix Solar, Large Format Glass, Neutral L Clear, 6+3,2+6+doppio PUB foil+a-Si Thin Film Solar Cells, ovvero lastre di cristallo temperato di sicurezza dotate di film anti UV e di celle fotovoltaiche introdotte per rendere autosufficiente il sistema di illuminazione a Led adottato.
La potenza della calotta fotovoltaica è di circa 7Kw di picco, sufficiente ad alimentare l'intero parco lampade installato all'interno dell'area archeologica.
Tutto il perimetro della calotta in cristallo è opportunamente distanziato dalle strutture portanti (cordoli e archi) al fine di consentire un'areazione naturale per convezione delle aree archeologiche evitando, in tal modo, il formarsi di un effetto serra e di fenomeni di condensa. Le feritoie introdotte per l'areazione sono state opportunamente tamponate con pannelli a lamelle di acciaio zincato a maglia stretta.
3. La passerella ponte
Per consentire l'attraversamento e la fruizione visiva dell'area archeologica il progetto propone l'installazione di una passerella/ponte ad arcata unica impostata alle estremità dell'area di scavo e ancorata ai cordoli di calcestruzzo armato. La passerella/ponte ha una sezione longitudinale ad arco teso la cui forma è stata adottata per renderla autoportante. La struttura portante principale della passerella/ponte è affidata a due grandi travi a sezione C rovescia 600x400x30 calandrate e da un'orditura secondaria in profili normati di diversa sezione (tubi e barre) a loro volta tenute da un monaco e da due tiranti laterali. Per la visione completa dell'area archeologica sottostante, il piano di calpestio è realizzato in lastre di cristallo temperato di sicurezza con sezione 10+2+10 rivestite nella parte sottostante di film polimerico anti UV.
4. Il sistema di illuminazione
Per l'illuminazione dell'area di scavo, al fine di poter ottenere un effetto di valorizzazione del monumento con luci d'accento e di valorizzazione della copertura con effetti luminosi, si è scelto di installare ai lati della passerella/ponte e sul cordolo in calcestruzzo sorgenti del tipo Four Seasons della Prisma Architectural che comprendono BOX IP66 con sorgenti di illuminazione led RGB a 30w di potenza e con n.3 maschere intercambiabili. Il sistema nel complesso è il KIT4S-CUT-CO45-WAC-FLC-WAC.
Concorso promosso dalla concorso promosso dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma
Costo stimato dell'opera Euro 989330,00
Quante volte ci siamo lamentati delle performance delle nostre cucine? Spesso non riescono mai a soddisfare completamente le nostre esigenze e siamo sempre alla ricerca di nuove soluzioni. Sicuramente non esiste la cucina ideale ma la nostra costante ricerca della perfezione ci spinge a tentare sempre nuove strade per individuale possibili soluzioni. E qualche volta ci riusciamo.
Quante volte ci siamo lamentati delle performance delle nostre cucine? Spesso non riescono mai a soddisfare completamente le nostre esigenze e siamo sempre alla ricerca di nuove soluzioni.
Sicuramente non esiste la cucina ideale ma la nostra costante ricerca della perfezione ci spinge a tentare sempre nuove strade per individuale possibili soluzioni. E qualche volta ci
riusciamo.
Quante volte ci siamo lamentati delle performance delle nostre cucine? Spesso non riescono mai a soddisfare completamente le nostre esigenze e siamo sempre alla
ricerca di nuove soluzioni. Sicuramente non esiste la cucina ideale ma la nostra costante ricerca della perfezione ci spinge a tentare sempre nuove strade per individuale possibili soluzioni. E
qualche volta ci riusciamo.
Teheran, in persiano, significa “Andare verso il basso”. Se, infatti, il centro originario è localizzato su un altopiano ai piedi della catena montuosa Elburz, i cui picchi, visibili verso nord,
superano i 4000 metri di altezza, la città, nel corso di decenni, e per effetto di una tardiva promulgazione di leggi che ne tutelassero il delicato ecosistema montuoso, si è sviluppata a cascata
fino a trasformarsi, all'interno di un’area di circa 3500 kmq. in una metropoli di 11 milioni di abitanti.
Il centro di Teheran si raccoglie intorno alla piazza Imam Khomeini e allo sterminato Bazaar. La zona intorno al centro è composta principalmente da quartieri popolari, mentre le zone più benestanti si trovano a nord. Capitale dell’Iran situata nell'omonima regione, Teheran si caratterizza per la spaventosa distanza che intercorre tra la vita reale di questa metropoli cosmopolita e multiculturale e l’immagine veicolata dalla geopolitica. Un paradosso culturale che vede la città in perenne bilico tra modernità e tradizione, anche se l’apparenza tradizionalista della popolazione cela una realtà profondamente moderna. Terza città del mondo in quanto a sviluppo urbano (durante il giorno vivono qui tra i 15 e i 17 milioni di persone), questa metropoli in realtà è un immenso villaggio nel quale la modernità non è ancora arrivata al nucleo ma resta perennemente immobile sulla superficie delle cose.
Il problema di Teheran, oggi, è sviluppare una cultura moderna, superare i cliché della geopolitica che la dipingono come multirazziale ma profondamente governata da una religiosità asservita alla politica. Una cultura moderna che sappia coniugare le istanze della tradizione, del pensiero forte, con le più impellenti necessità di modernizzazione che nel pensiero debole ha saputo individuare i labili confini di sviluppo geo-socio-culturale.
Questo soprattutto nell’architettura e nell’urbanistica dove, a partire dagli anni Cinquanta, si è manifestata tutta la portata di un modello interpretativo dell’architettura e dello sviluppo territoriale (geografico ed economico) improntato sulla libera, personalissima interpretazione della città contemporanea.
Teheran è, infatti, al tempo stesso l’esempio di una città nuova, in cui la libertà stilistica ha avuto modo di fiorire, e l’emblema di una città vecchia, dove tutto potrebbe essere demolito in breve tempo.
Su queste brevi considerazioni, premesse al progetto, si è sviluppata la proposta di un organismo architettonico capace di mediare, intrecciare e plasmare i due volti della città. Il progetto, infatti, è tutto improntato su tre sillogismi quali: tradizione uguale modernità, modernità uguale superficiale, superficiale uguale identità. Una sorta di gioco di rimandi semantici che, tuttavia, riteniamo possa ruotare intorno al concetto “debole” di superficie da intendersi come quarta dimensione del progetto. Compromesso tra l’architettura dello spazio costruito e la composizione di figure nel piano, la superficie delle cose, la pelle degli artefatti, siano essi oggetti d’uso piuttosto che architetture costruite, rappresenta, oggi, la nuova frontiera del progetto. Filtro attivo in grado di porsi come medium comunicativo tra ciò che si cela dietro di essa e colui che la osserva, la sfiora e la usa, la superficie è la quarta dimensione, la condizione borderline dell’artefatto. Strumento in grado di generare esperienza sensoriale, tattile e funzionale, la superficie dissolve in se gli oggetti in un limbo temporale dove uomini e cose si fondono in un sistema globale di comunicazione, di scambi percettivi simultanei.
Una nuova condizione di coinvolgimento sensoriale ed estetico tra utente, oggetto e contesto che ci suggerisce l’idea di un prodotto non più durevole, statico e immutabile bensì fluido, dinamico, variabile e adattabile alle mutevoli condizioni del contesto fisico quanto dello spazio psichico. Transitorio, mutevole, immateriale sono, quindi, gli aggettivi che al meglio esprimono la la nostra proposta progettuale la cui pelle si trasforma in un sistema nervoso caratterizzato da entità sensibili con le quali interagire, i cui impalpabili “recettori” trasferiscono informazioni da e verso l’esterno per adattarsi ininterrottamente al nostro modo di vivere lo spazio esteriore e interiore. E’ la quarta dimensione del progetto che si apre all’utente sotto forma di uno “spazio aumentato” all’interno del quale relazioni, sensazioni ed emozioni diventano gli elementi di un touch-screen ideale da attivare attraverso la pelle degli oggetti.
Un sistema ininterrotto di flussi che ci ha spinto a riguardare criticamente il mondo delle superfici, allontanandoci sempre più dalla visione prettamente funzionale, materica dell’involucro del prodotto per ridefinire ed esprimere le potenzialità tattili, sensoriali, percettive e allusive dei nuovi materiali.
Queste le motivazioni alla base della nostra proposta. Un’architettura tesa a promuovere il concetto di “superficie attiva” in grado di processare contestualmente informazioni alfa-numeriche e dati psico-sensoriali, percettivi. Un’esperienza creativa finalizzata alla messa a punto di un processo ideativo-produttivo utile a elaborare informazioni finalizzandole alla produzione di rivestimenti integrati, nei quali la luce (naturale o artificiale), il colore, la materia e i sistemi di segni si intrecciano affermando la mutevolezza della condizione umana.
Struttura portante: mista calcestruzzo armato e acciao
Curtain walls: Sistema Metra poliedra sky 50. Produzione Alcover (It)
Struttura portante rivestimento: poliedro Sky Glass 180 (solo per gli spider). Produzione Alcover (It)
Rivestimento esterno: pannelli Dibond microforati. Produzione Algroup Alusuisse (Ch)
Partizioni interne piano direzionale Sistema Sincero. Produzione Unifor (It). Design Alberto Meda + Unifor Design
Arredi e scrivanie: Serie Less. Produzione Unifor (It). Design Jean Nuovell
Poltrone direzionali. Serie EA115. Produzione Aluminium Group. Design Charles and Ray Eames
Poltrone uffici. Serie Pro. Produzione Vitra. Design Alberto Meda
Concorso promosso da United Colors of Benetton
Torino rappresenta un caso isolato ed esemplare nel panorama delle città italiane. Prima città a dotarsi di un piano strategico Torino, ha nel corso di un decennio trasformato la propria
vocazione in modo sostanziale: da principale città industriale italiana è diventata un’attiva e dinamica città di servizi. In questo quadro anche i grandi eventi che ha ospitato, dalle Olimpiadi
a capitale mondiale del Design 2008, sono stati coordinati in un disegno più ampio dove queste occasioni, sono state strumenti utili a introdurre una innovazione del tessuto urbano e di quello
infra-strutturale. Simultaneamente con la crescita dell’offerta di servizi avanzati, e l’installarsi di una moderna industria creativa, è avanzata la necessità di ridefinire la struttura urbana,
basata storicamente sulla mobilità su gomma, potenziando quella su ferro. La strategia messa in campo per dare visibilità e soluzione ai problemi che una moderna rete di trasporto metropolitano
pone è così diventata un’occasione per sperimentare, anche con un’architettura di sevizio, quale le coperture delle stazioni, lo stato dell’arte e i limiti del dibattito
contemporaneo.
Una moderna ed efficiente metropoli aperta ai flussi complessi dell’abitare contemporaneo, e rivolta al futuro, non può non essere dotata di una rete che consenta un rapido ed efficiente trasporto pubblico; la nuova metropolitana torinese si pone infatti come progetto avanzato per le sue caratteristiche tecniche, tecnologiche e d’integrazione con le reti di superficie già esistenti.
Il concorso per la copertura e il riparo degli accessi delle stazioni della metropolitana appare, quindi, come un’occasione più spinta di sperimentazione, aperta a contributi di progettisti più giovani. Un’occasione di progettare con maggiore libertà espressiva e di linguaggio, al fine di accreditare la città come vera culla della cultura progettuale internazionale in Italia.
Il progetto
Partendo da queste considerazioni, il progetto presentato si caratterizza per essere un medium tra le istanze di tale trasformazione urbana e le matrici architettoniche di nuova generazione. Un’architettura destrutturata che media le istanze della future society in ragione delle attuali potenzialità semantiche offerte dalle tecnologie leggere, immateriali, digitali. Una ricerca di significati per e dell’architettura che attraverso un piccolo progetto celebrano gli istmi del metamorfismo, dell’arte del comprendere e trasferire tensioni; un potenziale immateriale che irrompe nell'universo dell’oggettivismo materialista di matrice tayloristica.
Questa, dunque, la strategia messa in campo per dare visibilità e soluzione a piccoli problemi quali possono essere quelli di evidenziare, esaltare, rafforzare, strutturare un sistema di accessi per ciò che, più di ogni altra cosa, risulta essere, in apparenza, un non luogo bensì un’impalpabile rete sotterranea di flussi che, in un’incessante processo di trasferimento, caratterizza la nuova dimensione dell’uomo contemporaneo: quella del viaggio a occhi chiusi, del transito temporaneo, dell'attraversare senza scrutare.
Ecco allora che semplici accessi urbani diventano l’occasione per contribuire alla costruzione di un ponte verso la città del futuro, nella quale le istanze estetiche, funzionali e semantiche vanno integrate in un sistema di segni caratterizzanti un sistema abitativo in continua evoluzione.
Va da se che ampie coperture in alluminio sinterizzato ed Etfe (polimero di nuova generazione) poste a riparo degli accessi agli ipogei metropolitani si offrono alla città in tutta la loro leggerezza sistemica, definendo, in un alterno processo di mimesi e ricomposizione alchemica, una struttura complessa nell'apparato tecnologico, articolata nei suoi caratteri semantici, quanto trasparente nel dato sensoriale percettivo.
In un gioco di allusioni scultoree, rimandi stilistici, immaginifici mondi sovrasensoriali e tecnologie avveneristiche (benché possibili) ecco prender corpo un luogo deputato a esser sinonimo di mobilità, di transitorietà, di immaterialità.
Nelle sue linee generali, quindi, la proposta progettuale si articola attraverso una scansione apparentemente disarticolata eppure fortemente connotata di elementi portanti in alluminio mutuamente collegati e collegabili “a secco” e componenti portati in Etfe, polimero di nuova generazione caratterizzato dall’essere materiale estremamente leggero, tuttavia chimicamente più trasparente e resistente del vetro.
La struttura portante, connotata da un insieme di elementi atti a sostenere la membrana di copertura e garantire un solido ma elastico collegamento al suolo mediante un giunto snodabile in acciaio, si caratterizza attraverso l’adozione di un sistema di segni (travi a sbalzo, pilastri e sistemi di ancoraggio) che, al tempo stesso, cercano di alludere al tema della velocità, della rarefazione, dell’implosione.
La fitta maglia realizzata in lastre di Etfe contribuisce, al contrario, a esaltare il tema dell’accesso, dell’attraversamento “dal fuori al dentro”.
Per tutti gli accessi sono state previste due soluzioni compositive difformi nel solo aspetto scultoreo. Una scelta, questa, derivata essenzialmente dalla necessità dar forma a soluzioni funzionali in grado di adeguarsi alle diverse condizioni ambientali e di contesto. Le differenti localizzazione degli accessi sul variegato tracciato viario, la necessità di non prevaricare gli stessi ai diversamente abili, la presenza di architetture di diversa natura tipologica, hanno suggerito, infatti, atteggiamenti diversi, eppur concordi, a seconda dei luoghi interessati.
Nelle due stazioni di nuova costruzione, infine, un fluido elemento in Perlato Svevo, scelto per le sua qualità estetiche e meccaniche, si articola tutt'intorno l’accesso attraverso un segno continuo e organico che definisce al tempo stesso, il disegno del corrimano, una barriera antinfortunistica e un elemento di raccordo tra due vuoti quali sono l’interno dell’accesso e l’esterno della città.
Le stazioni
Lingotto, XVIII Dicembre, Re Umberto, Carducci-Molinette
I materiali
Il progetto si articola attraverso una scomposizione dell’oggetto in macrocomponenti omogenee cui assegnare, in fase preliminare, una famiglia di materiali che garantissero, sia in fase di progettazione, sia in fase di produzione e montaggio, un’elevata affidabilità in termini di precisione dimensionale, conservazione delle prestazioni, versatilità combinatoria degli elementi costruttivi.
Più precisamente si è deciso di definire tre macrosistemi di componenti (struttura portante, struttura portata, elementi di collegamento) cui assegnare tre famiglie di materiali (alluminio sinterizzato, Etfe, acciaio a elevato contenuto di carbonio).
La struttura portante, caratterizzata a sua volta da un abaco di componenti potenzialmente in grado di combinarsi in più modi per adattarsi alle diverse esigenze del sito, è realizzata impiegando la tecnologia della sinterizzazione dell’alluminio, che unisce i vantaggi della lavorazione delle leghe mediante impiego di polveri di allumino.
Per la membrana di copertura le scelte progettati si sono orientate sull’adozione dell’EFTE (Etilene TetrafluoroEtilene), un materiale polimerico progettato per avere un'alta resistenza alla corrosione in un ampio spettro di temperature. L'EFTE, anche noto con il marchio commerciale "Tefzel" di DuPont, è una plastica trasparente, più leggera e più resistente del vetro e di altri materiali plastici trasparenti utilizzato prevalentemente per la realizzazione di grandi membrane di copertura.
Per il sistema di collegamenti delle singole parti della membrana si è optato per guarnizioni lineari in neoprene sorrette da una rete di cavi metallici (che garantiscono la stabilità e la portanza della membrana) a sua volta collegata alla struttura portante mediante giunzioni lineari in alluminio.
Per quanto attiene tutto il macrosistema dei collegamenti (al suolo e tra le componenti portanti della struttura in alluminio), le scelte sono ricadute su componenti in acciaio che per garantire affidabilità, precisione e velocità di montaggio.
Per le stazioni di nuova costruzione il Perlato Svevo ha catturato la nostra attenzione per le sue caratteristiche fisiche, percettive e meccaniche.
Il sistema di illuminazione adottato, integrato nelle travi portanti, adotta illuminatori lineari OSIO produzione Fratelli Martini e utilizza sorgenti alogene allo Xenon, riflettori speculari simmetrici interni, plafond in vetro sfaccettato internamente e trasformatore elettronico interno al vano ottico.
Concorso promosso dalla G.T.T. S.p.A. International Competition
In collaborazione con gli archh. Pietro Nunziante e Alessandro Di Prisco.
la terra di mezzo tra europa e oriente
“Io non so chiedere. Non l’ho mai saputo fare. So fare tante cose con le mani, ma con la faccia, con la voce, so fare poche cose. Ho imparato le strade del tuo paese con le mani sullo sterzo di carri a motore, ma ho detto poche parole. Di più ne ho scritte, perché la scrittura è una parola che si fa con le mani”.
“Lettere fraterne” tra Izet Sarajlic ed Erri De Luca
Refrigeratori per l’acqua in metacrilato e Ice gel - 2006
WWW Wonderful Water World è l’evento che Fratelli Guzzini e S. Pellegrino presentano in sinergia con la nuova generazione del design italiano ed internazionale in occasione del Salone del Mobile. L’acqua viene proposta qui con una nuova connotazione: non solo risorsa ma anche “esperienza” sensoriale e materica.
Wonderful Water World raccoglie i pensieri progettuali di “water-trend”, oggetti di design o esperienze comunicative con le quali Fratelli Guzzini e S.Pellegrino approcciano l’aspetto sempre più culturale di questo elemento, ricerche funzionali ed estetiche che hanno esaltato l’esperienza del bere, del servire e del conservare l’acqua.
in collaborazione con Guzzini S.p.A. - Sanpellegrino S.p.A
Collezione di bicchieri d’acqua da asporto
WWW Wonderful Water World è l’evento che Fratelli Guzzini e S. Pellegrino presentano in sinergia con la nuova generazione del design italiano ed internazionale in occasione del Salone del Mobile. L’acqua viene proposta qui con una nuova connotazione: non solo risorsa ma anche “esperienza” sensoriale e materica.
Wonderful Water World raccoglie i pensieri progettuali di “water-trend”, oggetti di design o esperienze comunicative con le quali Fratelli Guzzini e S.Pellegrino approcciano l’aspetto sempre più culturale di questo elemento, ricerche funzionali ed estetiche che hanno esaltato l’esperienza del bere, del servire e del conservare l’acqua.
in collaborazione con Guzzini S.p.A. - Sanpellegrino S.p.A
Tovaglia in tessuto microforato o serigrafato con istruzioni per l’uso - 2004 - Autoproduzione
Quante volte ci siamo trovati in imbarazzo a tavola per non aver mai capito le rigide regole del bon ton? E quante volte inavvertitamente abbiamo rovesciato il vino sulla tavola o urtato il nostro commensale mentre portava alla bocca un tremolante cucchiaio colmo di brodo?
Questa volta non occorre studiare sui libri le regole del Galateo. Le abbiamo impresse sulla tovaglia.
